mercoledì 16 aprile 2008

in scena la seconda B e la seconda C

Oggi è la volta delle seconde B e C…
L’ultima volta che siamo venuti abbiamo preso un impegno: contare ancora gli acquatici presenti nella vasca per scoprire se ne sono arrivati di nuovi oppure se qualcuno se ne è andato.
Lentamente, quasi in punta di piedi ci avviciniamo alla recinzione.
Ormai sappiamo che gli abitanti della vasca si spaventano facilmente, soprattutto le timide gallinelle d’acqua, e al minimo rumore scappano nel canneto, luogo per loro sicuro, ma dove per noi è quasi impossibile vederli.
Quando i primi del gruppo arrivano in prossimità della Volano si capisce già che qualcosa di speciale è avvenuto nell’acqua…agitano le bracci, fanno segno a noi che siamo indietro di affrettarci, i loro visi sono stupiti …
Lo specchio d’acqua brulica di folaghe, gallinelle…facilmente se ne perde il conto , ma ciò che attira maggiormente la loro attenzione sono i piccoli!!!
Tanti pulcini nuotano sul pelo dell’acqua, sono i pulli delle folaghe.



bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbnnnnnnnnnnnbbbfoto di Gaetano Nava


La folaga per i bambini è facilmente riconoscibile, il suo piumaggio è completamente nero, ha una placca bianca sopra il becco, anch’esso bianco. Il maschio e la femmina non differiscono molto tra loro, sono uguali.

E’ affascinante osservare come i piccoli seguono l’adulto che di tanto in tanto si tuffa sott’acqua per poi riemergere e imbeccare uno di loro, anche il maschio aiuta nell’allevamento nei piccoli.
Le folaghe si nutrono di insetti acquatici, piccoli pesci, crostacei, molluschi, germogli di piante acquatiche, i pulli vengono nutriti dai loro genitori solo durante i primi giorni, dopodiché sono capaci di procurarsi il cibo da soli.




Oggi a disposizione anche il cannocchiale.
Quando i primi si apprestano ad usarlo non credono a ciò che vedono, quello che a occhio nudo è lontano nel cannocchiale si vede vicinissimo.
Non è facile per loro mettere a fuoco e muovere il cannocchiale per seguire i piccoli in continuo movimento, ma ci provano, ci tentano, tanta è la curiosità.

h

h



Iniziano le prime osservazioni:
- i piccoli non sono uguali alla mamma
- ma sono davvero i suoi figli?
- non hanno la macchia nera
- sono arancioni?!

E’ tutto vero, nel primo periodo i pulcini della folaga presentano un vivace piumaggio arancio, che ben presto muta in quello dell’adulto, anche se per il primo anno appare più chiaro, ed inoltre non presentano la placca bianca sopra il becco.
La fila al cannocchiale si allunga.





Qualcuno intanto usa il binocolo, uno prestato gentilmente da un appassionato naturalista di passaggio alla Vasca Volano.
Tutti vogliono vedere, sono bravi…si organizzano; contano fino a 20…poi è il turno di quello dopo.






Riusciamo anche a vedere un nido di folaga, è costruito con canne e erbe acquatiche, sembra quasi galleggiare sull’acqua.
Le femmine nei primi mesi della primavera vi depongono una decina di uova giallastre, che covano, aiutate dai maschi, per una trentina di giorni.
Al termine di questo periodo il pulcino, grazie alla dura placca posta sopra il becco, rompe il guscio e fuoriesce dall’uovo, e già il giorno seguente è in grado di lasciare il nido.
Il pulcino uscito per primo dall’uovo aiuta i fratelli e le sorelle a sgusciare a loro volta.
Comunicano tra loro battendo con il becco: sia chi si trova all’interno dell’uovo sia chi è all’esterno.

Detto questo ai bambini viene spontanea la domanda?
Ma se la femmina depone 10 e anche più uova, perchè sullo specchio d’acqua le famiglie non sono composte che da 2, 3…qualche volta 4 piccoli?
Bisogna allora dire che i pulcini sono facili prede di altri animali e spesso soffrono le condizioni meteorologiche avverse, infatti solo la metà della nidiata sopravvive al primo periodo di vita.

Intanto è arrivato Matteo…rimaniamo ancora qualche attimo alla vasca poi ci dirigiamo verso il vivaio.
Matteo ci dà alcune indicazioni: dobbiamo tenere sempre gli occhi bene aperti e cercare tutti gli indizi e le tracce che ci possono indicarci la presenza di animali.
In particolare ci racconta di una "strana palletta" che può venir scambiata per un escremento, in realtà si tratta di una borra, il rigurgito delle parti indigeste dell’ultimo pasto di alcuni uccelli, con maggior facilità di un rapace notturno. Questi uccelli si nutrono per la maggior parte di roditori, piccoli uccelli, larve, insetti che inghiottono interi; ma il loro intestino non è in grado di distruggere tutte le parti della preda, e così gli ossicini e i peli, vengono raccolti in queste palline, che all’incirca ogni 12 ore, il rapace espelle dalla bocca.


Occhi a terra iniziamo la nostra ricerca anche se sappiamo che non è facile trovarne…intanto la nostra attenzione passa da un luogo all’altro, da un particolare ad un altro.
Troviamo molte cose interessanti.

Sotto la corteccia di un ramo marcio troviamo un verme piatto, non è un lombrico, è molto più piccolo ma come lui è un abitante del suolo.


Un bambino trova invece un ragno, ha qualcosa di strano, ha una pallina bianca attaccata,
Senza sapere di che cosa si tratta la stacca; fortunatamente è presente Matteo che prontamente recupera ragno e pallina.
Ci spiega che quello è il nido pieno di uova che il ragno si porta con sé, non deve mai essere staccato!!!
Intanto sul palmo della mano di Matteo avviene qualcosa di incredibile …il ragno si avvicina alla pallina e se la riprende!

Il nido, ci spiega ancora Matteo, rimane attaccato sotto al corpo del ragno grazie a due corte zampine che lo trattengono.

Il barattolo per le osservazioni intanto si riempie, possiamo vedere una coccinella, scarabei, una galla, un altro ragno…


Ci spostiamo in un'altra parte del vivaio dove ci sono diversi filari di ciliegi, notiamo che sono molto curati, i rami sono tutti uguali, queste piante infatti sono coltivate per poi essere vendute per abbellire i giardini.
E’ facile da riconoscere il ciliegio: la sua corteccia ha i solchi orizzontali.
Alcuni ciliegi sono ancora in fiore, altri hanno già i frutti.

Qualcuno vorrebbe spezzare un rametto per avere i fiori…Matteo ci spiega perché non si deve fare. Dove la corteccia viene spezzata si crea un’apertura facilmente attaccabile e penetrabile dagli insetti , anche quelli dannosi per la pianta.

Ancora qualche passo e la nostra attenzione viene attratta da un buco nel terreno, una tana di topolino; non è la prima che vediamo ma vicino a questa vediamo chiaramente i resti del pasto del topo: tanti nocciolini di ciliegia e anche resti di guscio di una chiocciola.




Per oggi niente borre ma lo stesso ci possiamo ritenere tutti quanti soddisfatti!
Come sempre la Volano non ci ha deluso...

domenica 13 aprile 2008

31 marzo 2008 La 2°D in cerca di tracce








La seconda uscita per le seconde della primaria di Agrate Brianza vede sul campo solo la 2°D, la A è purtroppo assente. Al solito gli alunni, capitanati dalle maestre Mirella e Federica, sono motivati e attivi, pronti a mettere le mani nella terra e nell’acqua. Oggi però la Vasca rimane lontana, a fare da sfondo alla nostra escursione. Ebbene sì, Vasca Volano non significa solo uno specchio d’acqua, ma anche alcune aree verdi: campi, ritagli – o, più propriamente, rimasugli – di siepi e alberature, qualche incolto, un vivaio di alberi. È proprio verso il vivaio che dirigiamo i nostri passi. Tra gli obbiettivi, capire quali tipi di piante (e di animali) abitano questa parte di Agrate.

Un tombino attira la nostra attenzione; si sente il rumore dell’acqua dal fondo: qui passa la conduttura della fognatura, con buona probabilità visto l’odore. Ricordiamolo: la Volano nasce pur sempre come bacino di raccolta del troppo pieno della fognatura. Qui intorno ci sono alcune piante selvatiche o pseudotali. Alcuni pioppi si distinguono per le foglie a triangolo: si stanno aprendo in questi giorni, ma il loro profilo è ben visibile. Il vivaio, va da sé, è luogo artificiale; per dirla in ecologese, un vivaio è in realtà la morte della natura: domina la regolarità e regnano le linee rette, laddove il Pianeta vorrebbe disegni curvilinei e l’intersecarsi irregolare di spazi ed elementi. Le essenze piantumate sono in gran parte esotiche o, comunque, non spontanee. Dall’altra parte, però, in un’area a forte urbanizzazione come la nostra è qui che si annida qualche spizzico di naturalità, magari tra un filare di pini e una prosa a cipressi. È in questi piccoli spazi che troviamo qualche erba spontanea, è in queste strisce di terreno che si muovono anche interessanti animali selvatici.
Basta cercare: le sorprese non mancheranno.

Lungo lo sterrato ci sono 2-3 piante che attirano la nostra attenzione. Un sambuco è riconoscibile per un carattere peculiare; provate a piegare un ramo in modo delicato: non si spezzerà, ma si piegherà, grazie alla sua struttura elastica. C’è anche un ciliegio, riconoscibile per le foglie raccolte a grappoli, se si può far passare il termine.

Sullo sterrato cammina uno scarabeo. Con buona probabilità si tratta di uno stercorario; questi animali sono ben noti per la loro abitudine: si nutrono di feci, che raccolgono (per conservarlo o per deporvi le uova) facendone caratteristiche pallottole e facendole rotolare sul suolo. Esistono più specie di scarabeo stercorario.
A terra notiamo anche frammenti di insetti, mangiati con buona probabilità dalle cornacchie.

Esploriamo il vivaio, proviamo a identificare qualche pianta. Le conifere occupano un posto di rilievo; troviamo dei pini esotici. Vai a sapere il nome; le invero limitate conoscenze di botanica del sottoscritto si fermano alle nostre latitudini, le piante esotiche non mi interessano in modo particolare, anzi per niente. In ogni caso, riconoscere un pino non è particolarmente difficile. Gli aghi sono lunghi e raccolti a ciuffi. Gli esemplari coltivati qui hanno ciuffi composti da due aghi. Poco lontano sono stati messi a dimora un paio di filari molto ravvicinati di cipressi. I rami hanno una forma familiare, sembrano mani con tante dita: impossibile confonderli.


La parte principale del vivaio è costituita da querce rosse. La specie è di origine americana: è amata da giardinieri e vivaisti per la sua robustezza e facilità di attecchimento. Chi si occupa di ecologia delle foreste gradisce un po’ meno: la quercia rossa, quando invade il bosco, tende a prevalere e ad allontanare le nostre essenze. Risultato: bosco e sottobosco si impoveriscono molto; soprattutto, la quercia americana rischia di divenire a poco a poco l’unica specie di albero presente. Problematiche di questo tipo rappresentano un problema in diverse aree verdi, Parco di Monza in primis.


Una bella fascia ad agrifoglio attira la nostra attenzione. “Che belle piante!”, il commento è quasi corale. Le bacche rosse attirano i bambini: occhio, però, sono velenose. Tra le foglie dell’agrifoglio si insediano i ragni; è un ottimo sito per costruire la ragnatela: condizioni stabili e presenza di ripari, e poca visibilità per le potenziali prede.

Un altro settore è occupato dagli aceri esotici; sono quelle piante basse, dalla chioma rossa a cascata che occupano spesso e volentieri angoli di giardini.


Ma il cuore della passeggiata è l’area piantumata a quercia rossa. Questa parte nasconde qualche piccolo segreto. E qui si deve fare una premessa. Durante le uscite per censire i notturni (vedi altri articoli del blog) è stata rilevata la presenza dell’allocco proprio qui, tra le querce del vivaio. L’allocco è un rapace notturno, una sorta di civetta più grossa. È un curioso trovarlo qui: questa specie gradisce i boschi con piante vecchie, nelle quali poter trovare cavità per nidificare; un vivaio non sembra certo ambiente ideale per il rapace notturno. Va detto che riesce anche ad adattarsi a giardini e piccole chiazze di bosco: questi ecosistemi tuttavia non sono particolarmente diffusi in questa zona. Dove potrebbe nidificare? In qualche edificio vecchio, in qualche sottotetto? Potrebbe essere un’ipotesi: indagheremo. In ogni caso, per il nostro non mancano le prede qui al vivaio; notiamo nel terreno diverse tane di topi selvatici (arvicole e affini). Eccone una nella foto.

Ci addentriamo nella piantagione di querce, e lancio un’attività di ricerca molto particolare: perlustriamo il terreno per individuare tracce di animali. L’obbiettivo, in particolare, è trovare le borre dell’allocco. Come spiegato in altro articolo del blog, le borre sono pallottole rigettate da molte specie di uccelli – rapaci in modo particolare, ma non esclusivamente – al termine della digestione. Contengono ciò che l’animale non può assimilare: penne, peli, piume, ossa..ecc… Queste parti indigeribili finiscono nello stomaco dell’animale perché la preda o sue parti vengono ingoiate per intero, separare le parti buone è impresa difficile per chi non ha denti e zampe adeguati. Le borre suscitano, ma sa diss, sentimenti contrastanti: affascinano gli appassionati, in non pochi ne facciamo oggetto da collezione, ma suscitano una sorta di ribrezzo in tante persone. Mi piacerebbe trovarne una di allocco qui alla Volano. Nei miei cassetti non mancano, va da sé, borre di allocco, ma nessuna proviene da qui. Una borra dalla Volano: vuoi mettere… Un’uscita con gli alunni diventa una buona occasione per cercare i preziosi reperti, utilizzando fanciulli più o meno ignari; siamo, insomma, a metà tra la didattica e lo sfruttamento di minorenni.

Qualche reperto interessante salta fuori. Una ooteca di mantide religiosa: l’insetto, al momento della deposizione, emette una sostanza schiumosa dentro la quale rimarranno nascoste le uova. La sostanza spugnosa si secca e diviene consistente, assicurando protezione alle uova.













In questo sito si trovano belle foto di oooteche http://www.mauriziobonora.com/ITALIANO/photos/Insetti/Mantide%20religiosa/slides/Ooteca%20di%20mantide%20religiosa%20(Mantis%20religiosa)%2001.html

La mantide religiosa è animale molto affascinante, qui trovate alcune notizie:
http://www.acremar.it/Articoli/Mantide%20religiosa/Mantide%20religiosa.html

Mi è capitato di osservare un adulto qui sui prati della Volano lo scorso anno.

Rinveniamo anche una borra, un po’ disfatta; è di cornacchia, riconoscibile per l’aspetto allungato e per il contenuto: è composta da pezzi di insetti, situazione tipica per questa specie. Sarebbe carino trovarne una intera.

Un ragno zampetta nell’erba con una pallina attaccata: è un sacchetto contenente le uova. Un curculionide incrocia la nostra strada; i curculionidi sono coleotteri dalla inconfondibile proboscide.


E la borra di allocco? Arriverà? Mai disperare. Mi viene in mente il Marco P., Guardia Ecologica Volontaria (GEV) del Parco Valle del Lambro. Anni fa – anche lui come me muoveva i primi passi nel mondo dei rapaci notturni – si trovava al Parco di Monza con altre GEV. L’obbiettivo era trovare delle borre; per Marco sarebbe stata la prima. L’agognato reperto non arrivava. “Non me ne vado di qui se non trovo una borra”, furono le parole della GEV. Miracolo, o come volete chiamarlo, apparve ai suoi piedi una bella pallottola.

L’uscita volge al termine e non manca il lieto fine; vicino ai resti di un albero, ecco una borra, perfetta, da manuale, di allocco.





Saluto bambini e maestre e faccio un breve sopralluogo in giro. Proprio dove eravamo poco fa, tra conifere esotiche e cipressi, ecco una borra di cornacchia, questa volta perfettamente conservata.
Posso andare soddisfatto, non senza registrare la presenza di un gruppo di taccole. Ieri Gaetano Nava ne aveva segnalato la presenza qui (vedi articolo), per me è la prima osservazione alla Volano.
Questa foto mostra invece un frammento della borra di cornacchia disfatta: è ben riconoscibile una zampa di insetto.

30 marzo 2008 E cantò la capinera. Cantò il fringuello. Arrivarono i mestoloni, e la taccola

Domenica 30 marzo 2008, giornata di censimento ufficiale. La Vasca si arricchisce di una nuova presenza: il mestolone. L’anatra dal curioso becco mancava finora alla lista delle specie. Devo confessare che mi attendevo il suo arrivo. È tra le ultime anatre a passare dalle nostre parti, sulla strada per il Nord. Dal momento che dalla Volano transitano, seppur con numeri non elevati, tanti migratori, non poteva marcare visita il mestolone. Era già stato avvistato qualche giorno fa, il 24 marzo, dal solito Gaetano Nava.






Le belle foto di Gaetano ci mostrano il becco dalla strana forma. Scherzo della natura? Minga tropp: la forma di questa parte del corpo è legata all’alimentazione dell’animale, che filtra dall’acqua il cibo, costituito da piccoli crostacei, molluschi, insetti e larve, e residui vegetali.
In Italia, oltre che svernante e migratore, la specie è anche nidificante; la gran parte delle coppie si trova in Emilia-Romagna e in Veneto.


Il maschio è, come è comune tra gli uccelli, il più colorato, la femmina ha tinte meno vistose.
Al contrario di quanto avviene per altre anatre, i mestoloni non formano mai grandi assembramenti. Qui è presente, tutto sommato, un bel gruppetto: 15 individui (8 maschi e 7 femmine).

Lo specchio d’acqua è pieno di gallinelle, ne conto ben 57.

Ma questa è la giornata dei primi canti. Al mio arrivo mi accoglie una capinera; è il primo individuo che canta quest’anno. Toccherà poi al fringuello esibirsi, proprio nella zona della Vasca. Qui un maschio, istantanea del nostro Gaetano Nava.


Nel pomeriggio, proprio Gaetano Nava ha fatto una breve puntata alla Volano. Non ci ha regalato solo delle belle, e utili, imaggini, ha anche osservato la specie numero 84. Sui campi si muovevano alcune taccole, qui immortalate.



Sono spariti i gabbiani, l’ultimo era qui domenica scorsa. Li aspettiamo tra qualche mese.
Sono ancora presenti i migliarini, un paio di esemplari.

domenica 23 marzo 2008

22 marzo 2008 Voltolino!!! Ovvero: la carica degli 80 e rotti. E una scena drammatica. E filosofia spicciola

(Foto:Gaetano Nava)
sss
“Un traguardo interessante sarebbe arrivare a un’ottantina di specie”, così dicevo meno di un anno fa, quando davamo inizio al progetto di censimento che terminerà il prossimo giugno. Sparata da bar sport? Sorta di automotivazione a fare uscite in un buco di posto in un’area a grande urbanizzazione? Follie da ornitofilo? La realtà, al solito, è a mezza strada. A poco a poco, tuttavia, l’obbiettivo si è fatto sempre più vicino.

Con la civetta dell’altro giorno eravamo arrivati a 80 specie censite dalla fine di aprile 2007.
A questo punto tutto è possibile.
Quale sarà l’ottantunesima?
Si potrebbero aprire delle scommesse. Ci ha pensato il grande Gaetano Nava. Il nostro fotografo ha segnalato ieri, 22 marzo, la presenza di un voltolino nel canneto. Lo ha, va da sé, immortalato con l’obbiettivo. Qui vedete due sue foto.


w
w
Un voltolino!!
Mica roba da poco. La specie in Italia è migratrice; solo in poche zone nidifica.
È parente, lo si intuisce dall’immagine, di gallinelle e folaghe. È molto schivo, rimane nascosto nei canneti e si mostra con molta parsimonia.
È una specie che non ho mai osservato. Sistemo alcune cose e mi precipito nel pomeriggio alla Vasca.
mmm
m
nn
m
nnn
nn
Ho con me anche un comodo seggiolino da campo, visto che dovrò rimanere in lunga attesa, almeno così prevedo. Ispeziono per ore le aree a canneto, spostandomi anche di tanto in tanto. Niente da fare. Accidenti!!! Ma non mi demoralizzo. Il pomeriggio è davvero bello. Sul quaderno di campo annoto che il codone ci ha salutato. Ma sono rimaste marziaiole e canapiglie.
Osservo nei canneti che ci sono 4 nidi di folaga. La specie in genere dà vita ad una covata all’anno. Avendo osservato nei giorni scorsi due coppie con i pulli, possiamo ipotizzare che ci siano in tutto 6 coppie al momento. Con la gallinella, questo conto sarebbe meno sicuro, in quanto la specie è caratterizzata dall’accavallamento delle covate: dopo la schiusa delle uova, è abbastanza frequente che una coppia faccia partire un secondo giro. Avremo così un gruppo di fratelli maggiori e un gruppo di fratelli più giovani. Vedere il nido di questa specie è molto difficile. Impagabili gallinelle: autentiche maestre nel nascondere il loro luogo di deposizione delle uova.

Intanto il pomeriggio avanza. Un gruppo di rondini, circa una quindicina, vola sopra la Vasca, abbastanza in alto. Nell’acqua galleggia un piccolo di folaga, morto. Arriva l’adulto. Lascio la parola al mio quaderno di campo: “….un adulto si avvicina e tenta di imbeccarlo…. lo prende per il becco, lo scuote…..poi lo prende per la testa e lo scuote ancora….. infine abbandona il piccolo al suo destino…..” Crudezza implacabile della natura.


vnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnEcccccmmccccco Ecco una folaga con un pullo.














Comincia il tramonto. È bello stare qui.
Voli nel canneto: è un gruppo di storni, circa una ventina, che giunge qui per passare la notte al riparo. Gli acquatici invece non riposano, sono ancora attivi. Mi viene da sorridere, pensando al loro continuo, ma placido, essere in movimento. Ripongo il cannocchiale nello zaino, ormai non serve più. Resta il binocolo, ancora utilizzabile, anche se la luce è sempre più fioca. L’atmosfera è piacevole, verrebbe quasi voglia di rimanere qui.
Al sorriso di prima segue una sana risata: penso a quanti fanno (o farebbero) carte false per permettersi ville con immancabile giardino. O all’affannarsi di molti alla ricerca di divertimenti spesso artefatti. Eh, per noi naturalisti è diverso: ci basta uno specchio d’acqua con quattro ettari di prato per essere contenti. Il fatto di essere tutto sommato una minoranza ristretta aiuta molto, anzi è una vera fortuna. Ci permette di gustarci i nostri piaceri in sana e santa pace. Ma questa filosofia è, ma sa diss, un’altra storia.
Peccato non aver visto il voltolino. Ma non importa. È stato un bel pomeriggio, grazie Volano.

Notti da civette - seconda puntata: 21 marzo

La notte precedente ho coperto la prima parte dell’unità di campionamento che tocca la nostra Volano. Oggi tocca all’altra metà; mi muoverò nel territorio di Carugate.
Il primo settore interessato è immediatamente a sud dell’area della Volano.

La carta riporta per il primo punto un’area molto probabilmente cintata. Come fare? Arrivato sul posto, scopro che si tratta del centro sportivo. È aperto: bene. All’interno c’è un giardino pubblico con una pineta, è proprio lì che devo portarmi. Prima di cominciare, completo l’abbigliamento d’ordinanza: foulard al collo contro il vento e stivali di gomma ai piedi per potermi muovere comodamente nella terra e nel (questa sera improbabile) fango. Anche questo aiuta a operare bene, a, vedi altro testo più sotto, “entrare nella parte”.

Da non grande distanza arrivano le voci di una partita di pallone. Una civetta risponde con buona rapidità, da un punto a ridosso della pineta. Il mio quaderno di campo recita: “…ricordarsi di indagare nella pineta……”. Può essere un buon punto per cercare borre e altre tracce.

Il secondo punto è in un settore a sud di Cascina Fidelina Doppia, a non grande distanza, comunque, dalla Volano. È una zona parzialmente agricola. Una recinzione chiude un vivaio, uno dei tanti della zona. Nel buio della notte il tutto assume un fascino speciale, trasformandosi in microcosmo. Cemento e asfalto sembrano lontanissimi, in realtà sono nell’immediato sfondo. Frammenti di natura e di verde: quanto basta per godersi due passi nel verde. Arrivano ancora le voci dal campo di pallone, ma giungono anche le risposte delle civette: ben 3, e in contemporanea.
Il punto successivo, poco lontano dal centro di Carugate, offre l’ultima civetta della serata.

Punto il registratore su un davanzale con la tapparella chiusa, nelle vicinanze di un vocifero bar. Risultato negativo.
Successivamente un autoctono mi chiederà il “motivo di tutto questo”. Alle mie spiegazioni se ne va soddisfatto. In effetti non è normale vedere uno con un grande registratore, nel cuore della notte, che invia strani suoni nell’aria.

L’ultimo punto è all’esterno del cimitero, giusto a ridosso del muro. Purtroppo l’accesso è impossibile: tutto chiuso. Il cancello del giardino pubblico adiacente è però aperto. Mi piace l’idea che a quest’ora, prossima alla mezzanotte, un giardino pubblico sia aperto.
Non c’è nessuno. Noto, però, che sul dosso tra i cipressi, alla mia sinistra, si apre un passaggio. Stai a vedere che….. Infatti: l’accesso è possibile. Raggiungo il punto richiesto dalla carta. È uscita la luna. Potrebbero esserci ingredienti poetici o suggestioni (pseudo)letterarie: tra Foscolo e Le Fanu, insomma. Mah. Più prosaicamente, è comodo avere a disposizione il muro di cinta, non molto alto, del cimitero per piazzare il registratore, proprio in vista su tombe e monumenti funerari. La notte manda un piacevole tepore e qualche brivido: dopotutto sono in giro da solo. Ma non c’è da temere: chi vuoi che venga qui. Il suono del registratore si propaga con un bell’eco. Di civette nessuna traccia. Si conclude qui la due giorni dedicata alle civette della Volano e dintorni. Ma c’è ancora da indagare in zona, alla ricerca di ulteriori dati e di tracce.

Gaetano Nava: un uomo, un obbiettivo

Da circa una settimana la nostra casella di posta elettronica è invasa da un graditissimo ospite. È Gaetano Nava da Agrate, che ci invia le sue istantanee fatte alla Volano. È un bravo fotografo, Gaetano, e molte sue immagini non solo sono belle ma costituiscono importanti testimonianze. La nostra Volano ha trovato il suo fotografo ufficiale, neanche fosse una diva da copertina. Un grazie e un bravo, che, parentesi, hinn anca a gratis, al nostro sono sicuramente meritati. Bisognerebbe aprire una galleria dedicata alle tante foto che ci ha regalato e, ci contiamo, ci regalerà.

Intanto gustiamoci:

un luì piccolo sul prugnolo fiorito


un fringuello, un bel maschio


Va detto che spesso Gaetano deve operare in condizioni non propriamente favorevoli. Per fare un esempio, non può accedere alla Vasca. Provvederemo a far avere anche a lui le necessarie autorizzazioni.

Per finire questa breve rassegna, una bella femmina di sparviere in volo.
ccc
vvv

Mica facile immortalare queste immagini. Uno sparviere in volo non è facile da inquadrare col binocolo, figurarsi con teleobbietivi e affini.

Notti da civette - prima puntata: 20 marzo 2008

(Foto di Edoardo Viganò)


Da qualche giorno è partito un progetto di indagine sulla civetta, a coordinarla siamo noi di Fauna Viva. Referente è il grande Gianpiero Calvi, ma anche il sottoscritto è nel, disemm inscì, comitato che coordina le operazioni. Sul sito di Fauna Viva trovate tutte le informazioni necessarie:
http://www.faunaviva.it/



Lo studio vuole coprire la Provincia di Milano, utilizzando la metodologia da qualche anno ideata, e sperimentata con successo, nelle Fiandre da Dries van Nieuwenhuyse e i suoi collaboratori. L’amico Dries, uno dei più grandi esperti mondiali del simpatico rapace notturno, ha apportato delle correzioni ai metodi di studio fin qui utilizzati: il territorio viene diviso in quadrati di 500 metri di lato, 16 quadrati formano una unità di rilevamento. Al centro di ogni quadrato è posto il punto di ascolto, da lì si manda secondo una sequenza ben definita la registrazione del richiamo dell’animale e si aspettano le reazioni delle civette. Il lavoro va effettuato in questo periodo, da metà marzo fino all’inizio di maggio: è la fase dell’anno in cui le civette sono molto vocifere. Si parte, va da sé, dopo il tramonto. Ulteriori particolari si possono leggere sul sito di Fauna Viva: lì troverete metodologia, la registrazione del richiamo (mp3), le carte per rilevare con i quadrati già individuati e, ovviamente, la scheda da compilare durante le uscite.


La notte del 19 marzo parto con la prima uscita, insieme ad Alberto Confalonieri. L’obbiettivo è fare una parte del territorio di Monza in una notte, pari a una unità di rilevamento. Ci rendiamo conto che riuscire a fare 16 quadrati è difficile per ragioni logistiche, ogni punto del resto porta via come minimo 15 minuti. Il giorno dopo mi consulto con Gianpiero. In effetti, nelle Fiandre fa buio prima e, probabilmente, non c’è una urbanizzazione disordinata, fattore che permette di muoversi bene. Insomma, per coprire una unità è meglio procedere in due notti di fila: 8 quadrati alla volta.
Fatta la debita premessa, parliamo della nostra Volano. Tocca anche a lei ovviamente: ci saranno le civette? Dedico all’unità che copre l’amata Volano due nottate: 20 e 21 marzo. Il 20 parto proprio con la nostra. Alle 20.35 invio la registrazione, dalla recinzione che chiude il capannone localizzato all’ingresso. La risposta è rapida: eccola! È un esemplare dalla voce strana, il suo richiamo termina con una nota rauca.
La serata è bella: luna piena e cielo sereno. Non è nemmeno tormentata dal vento, poco gradito, si sa, a noi padani. A parte questi addentellati meteopatici, il vento influisce sul lavoro di campo: disturba l’animale e rende difficoltoso l’ascolto e la localizzazione di eventuali risposte. Sulla carta, infatti, va riportato il punto dal quale il rapace notturno emette il richiamo. Il verso viene dall’angolo nord-ovest del recinto che chiude la Vasca: è un luogo classico, qui sono state osservate tante delle specie che compongono l’elenco della Volano. Pensare che qui ci sono solo quattro alberi in croce e un po’ di arbusti, ma questo basta per attirare ospiti occasionali e abituali. E la nostra civetta. A proposito, è l'80° specie censita da fine aprile 2007 a oggi: complimenti piccola Volano.
Ecco una foto del bravissimo Edoardo Viganò da Villasanta, grande fotografo naturalista.






Un tratto a piedi, accompagnando la bici sullo sterrato, e arrivo all’altro punto che interessa l’area della Volano, al vivaio di piante. Il richiamo fa muovere un volatile che arriva silenzioso a una decina di metri da me, per poi deviare allontanandosi. È, viste le dimensioni, un allocco, già osservato qualche mese fa. Cosa ci faccia qui è un mistero, l’ambiente non è proprio dei più favorevoli per la specie, non ci sono alberi vecchi, ma solo giovani piante.
ccccc

Nella foto di Edoardo un nidiaceo di allocco.






bbb

ccc

ccc

ccc

Supero il Canale Villoresi, percorrendo il ponte che mena a Carugate. Procedo poi lungo la sponda destra del corso d’acqua. E riesco, pensa te, a raggiungere il punto previsto dalla carta: la recinzione ha un cancello, che è, fortuna, socchiuso. Una spintarella e entro. D’accordo, è una piccola infrazione dei codici, ma concedetemela. Oltre il cancello, un cantiere, una zona di scavi. Mah, speriamo di non essere beccati. Dai, a quest’ora! Non molto distante, un’altra civetta che risponde rapidamente. Sarà l’ultima per stasera. Siamo a ridosso dell’area della Volano, nella zona di Cascina Fidelina Doppia, nel territorio di Carugate.

Tornando al ponte, per raggiungere l’altro punto, si odono delle urla: niente di grave, sono dei ragazzi che stanno scherzando tra loro. Incontri notturni, insomma. Nella penombra, il buio della notte è rotto dall’illuminazione diffusa e dal nostro satellite, capita anche questo. Come dico spesso, il buio non esiste, per trovarlo bisogna percorrere le grotte o, dopo il tramonto, le foreste più fitte. D’abitudine, chi mi conosce lo sa, non porto mai torce elettriche. Per il censimento faccio un’eccezione, più che altro per sicurezza, dovendo guardare mappe e compilare schede. Ma si riesce a farne a meno. In realtà, è più che altro il gusto di avere un equipaggiamento completo, insomma un modo per entrare appieno nella parte.
Non succede più niente; del resto, i restanti punti sono localizzati, nel territorio di Agrate e di Carugate, per lo più in luoghi improponibili, ad esempio ai bordi della provinciale e poco distante dall’autostrada. Ma il traffico non smette mai? Sono le undici di notte passate e sembra l’ora di punta.
Bilancio, in ogni caso, positivo. L’area della Volano, comprendendo anche i settori immediatamente circostanti, presenta almeno due territori di civetta.