domenica 12 dicembre 2010

12 dicembre 2010 - Mappe regionali: qualche istruzione

Della serie “questo è un blog di servizio”. Qualche annotazione per scaricare mappe e sezioni di mappe della Carta Tecnica Regionale (CTR). Da poco tempo il Geoportale della Lombardia permette, finalmente, di scaricare parti della CTR. Il servizio è molto utile e pratico anche per chi, come il sottoscritto, possiede già i CD, usciti anni fa, con tutta la cartografia regionale. Sul Geoportale sono però presenti molte funzionalità davvero preziose e comode. Quella che segue è una breve descrizione di un paio di esse, che possono aiutare chi sta andando sul campo per l’Atlante Ornitologico Italiano, lanciato da Ornitho, ad esempio.

Apriamo la pagina
Questo il collegamento al Geoportale
http://www.cartografia.regione.lombardia.it/geoportale/ptk
Quando siamo sulla pagina di apertura, selezioniamo “Visualizza mappe” sul menù a sinistra. Ci spostiamo così su una nuova pagina; schiacciamo col cursore su “Carta tecnica regionale”. Si apre in questo modo una nuova finestra con la mappa della nostra regione, a scala piccola.

L’asta graduata
Sul lato sinistro c’è una sorta di asta graduata, ad ogni tacca corrisponde una scala. Portiamo il cursore sulla freccia, tenendo premuto il tasto sinistro del mouse, aumenteremo via via la scala, fino al valore di interesse. Consiglio: portiamoci a 1:10mila o 1:15mila.
Cerchiamo l’area
A questo punto ci si sposta sulla mappa fino a trovare la zona di interesse. Basta spostarsi col cursore (appare a video la classica mano), tenendo premuto il tasto sinistro del mouse. Diamo sempre qualche istante al sito per lavorare e mettere a fuoco l’immagine. Paesi, corsi d’acqua, frazioni scorrono via via: per il malati di mappe come il sottoscritto un piacere visivo.

Strumenti
In alto sulla sinistra ci sono i vari menù. Ci si porta col cursore su “strumenti”, è la terza opzione da sin. Si apre così una tendina, con diverse opzioni. Tra le più utili:
- download raster
- stampa.
Adesso, al lavoro!

Download raster
Premiamo su questo comando. In basso a destra si apre una finestra. Abbiamo la possibilità di scaricare le tavole che interessano. Se si conosce la tavola, bene. Altrimenti, si indica un comune e appariranno dei “raster”. Vanno selezionati, seguendo l’istinto, o sulla base di informazioni note, o a caso. In effetti, questo è un aspetto da indagare. Non ho ancora capito se c’è qualcosa simile ad un quadro di unione. Selezionato il raster gradito, si potrà dare il comando download. Il nostro pc potrà ora arricchirsi di mappe: si tratta di documenti compressi (.zip).

Il comando “stampa”, non solo per stampare
Molto utile è il comando stampa: vediamo perché. Questo comando permette di stampare e scaricare una sezione della CTR. Selezioniamolo, ci appare una finestra in basso a destra, che ci fornisce una serie di possibilità. Possiamo dare un titolo a ciò che stamperemo, possiamo modificare la scala, aggiungere commenti... Molto utile è chiedere che appaia la scala sul ritaglio della CTR che ci interessa: senza scala non vai da nessuna parte, anche se è vero che in ogni caso è presente, sulla sezione scelta, un righello con le distanze in metri. Se schiacciamo col cursore su “Stampa PDF”, ci appare un finestra. Attenzione: l’esecuzione non è immediata (almeno sul mio pc), meglio lasciare al programma, Adobe, il tempo di lavorare, altrimenti il tutto si può bloccare. La finestra mostra la classica anteprima di stampa. Controlliamo bene che la sezione sia quella desiderata. In caso contrario, chiudere la finsetra, e ricentrare la sezione della CTR, con la solita mano. Ripartire con “Stampa PDF”. Abbiamo due comandi disponibili: “stampa”, appunto, e “salva”. In questo modo avremo sul nostro pc, salvata in PDF, la sezione scelta. La stampa è in bianco e nero, con l’eccezione di una sottile linea rossa, ebbene sì, che indica i confini comunali.
alla prossima
Matteo Barattieri

lunedì 6 dicembre 2010

6 dicembre 2010 - La miniera GaeNava


Una miniera, un gioiello da custodire, una piacevole lista da consultare e scorrere: questo e altro è il documento inviatomi oggi da Gaetano "GaeNava" Nava. Il nostro mi ha inviato l'elenco di tutti i suoi avvistamenti, a partire dal dicembre del 2009, con l'integrazione di qualche osservazione del 2008 e del 2009. Si tratta del materiale che il nostro ha inviato a Ornitho, piattaforma nata in Svizzera e da un po' messa a disposizione degli italiani.

Immergersi nella sequenza di dati è appassionante. E impressionante: la copertura, mese per mese, è pervasiva. 16 giornate di campo nel solo mese di agosto, nel 2010. Tanti bei dati su cui operare. Tanti bei dati da custodire gelosamente, e da tenere al riparo; non penso però che facciano gola ai prodi di Wikileaks, tanto per rimanere sull'attualità.

Bisognerà vedere come utilizzarli. Conosco il metodo di lavoro del fotografo ufficiale: niente punti di ascolto, la digitale pensa a setacciare il sito metro per metro. Risultato: poco sfugge al nostro.

Per concludere, chiedo a Gaetano di confermare omogeneità e continuità nel metodo. Così potremo operare sui dati. Ne vedremo, credo, delle belle.
Ancora grazie
Matteo Barattieri

6 dicembre 2010 - Dietro le quinte del blog

"E' un po' che non ricevo roba dalla Volano", così ogni tanto qualcuno degli iscritti al nostro blog. Altri invece, presi nel gruppo degli operativi: "Dai, aggiungi qualcosa al blog", fino ad un più sopra le righe: "...vado sempre sul blog...ma non viene aggiornato...", o giù di lì e con un tono quasi minaccioso o, detta meglio, sanguigno.

Fa piacere che ci sia passione per queste pagine internet. A dire il vero, la passione è in primis, per non dire in toto, rivolta alla nostra amata Vasca, sacro fuoco di menti e cuori in quel dell'Agratese e dintorni. Un passione che spinge i vari GaeNava e Luigi D'Amato e compagnia cantante a una frequentazione al limite del patologico. Mi ci metto anche io, dal momento che la Volano mi ha fatto trascurare la prima grande fiamma, ovvero il Parco di Monza.

Tanto lavorio di foto, attività di campo e via andare meriterebbe in effetti più puntuale e più adeguata copertura. Mica sempre facile. Dice: basta prendere due foto, inserire qualche rapido commento, magari fare un copia-incolla dei messaggi. Non mi convince. Preferisco dare il più possibile un tocco in più, per quanto possa servire, e nonostante l'uditorio sia alla fine molto limitato. Ma in ogni caso, anche i quattro lettori meritano dovuto rispetto. E poi, e poi c'è il divertimento personale, il piacere dello scrivere. Il gusto per la ricerca dell'espressione e dello svolazzo.
Il tutto arricchito da uno degli obbiettivi centrali: lasciare una documentazione e una traccia di quanto avviene alla Volano. Non da ultimo, il partecipare alla grande comunità di internet, effetto di una sindrome su cui sarebbe il caso di indagare: alla rete dobbiamo tanto, tantissimo, e, personalmente, mi sembra di partecipare davvero poco al grande flusso di conoscenza che circola su server e portatili.

Il processo di genesi di un articolo per questo blog segue di solito una procedura abbastanza consolidata. Le foto di GaeNava, con annesse notizie, oppure un'uscita diretta sul campo sono quasi obbligato punto di partenza. Le istantanee che riceviamo in gran numero ogni settimana costituiscono un impegno anche per il sottoscritto, che le archivia in modo preciso e accurato. Finiscono in cartelle divise per data, mentre un documento viene aggiornato con un indice che descrive il contenuto delle varie immagini. Decine e centinaia di foto: un archivio fantastico, va da sé, ma succhiaenergie. Sistemato il materiale, bisogna scegliere un argomento centrale o, almeno, organizzare in adeguata sequenza le note.
E, da ultimo, una nota di vivacità. Generalmente, è molto utile scegliere un brano musicale, che faccia da ideale colonna sonora. La ricerca non può prescindere da gusti personali, invero viziati da scarsa e misera competenza del sottoscritto nell'ambito. La vena da cui attingere ha quindi confini limitati: il tema del brano vuole essere vicino al contenuto del pezzo per il blog.
Si può allora partire a stendere le prime righe. Modello è l'idolo di sempre, il Gioann Brera, grande e inarrivabile letterato, spesso ingiustamente relegato nell'ambito della pedata. Modello, ebbene sì, ma molto molto lontano, inaccessibile. Riferimento forte, come per Brera, è l'affetto per la nostra terra, per la Brianza parte di quella Lombardia, tanto amata dal Gioann, che brianzolo fu, seppur d'adozione. Accanto alla disponibilità di tempo, non sempre garantita, sussistono altri ostacoli. In primo luogo, il timore di essere ripetitivi, la paura di cadere nel già detto. Del resto, il sito è sempre quello. Fortuna vuole che, per ora, le novità non manchino. E non è propriamente necessario dover ricorrere al filosofeggiare spiccio di questi capoversi. Ma ogni tanto gha voeur anca quell.

Per completare il tutto, accompagnamento nel vergare le righe di cui sopra è stata Belinda Carlisle:
Col tema c'entra invero niente, ma è stato buon sottofondo.
alla prossima
Matteo Barattieri

domenica 5 dicembre 2010

5 dicembre 2010 - Le quinte in azione: una casa al Condominio Volano

Il mondo occidentale è ormai, grazie all’operato di personaggi quali il buon Claudio Crespi, disseminato di nidi artificiali per uccelli. Accanto alle cassette nido, diffuse in ogni dove in lande anglosassoni, vengono spesso abbinate mangiatoie. Queste strutture possono rivestire importanti ruoli in ambito scientifico e conservazionistico. Offrono spazi adatti alla riproduzione colmando lacune; permettono di seguire e studiare le specie: non pochi progetti di indagine hanno nell’utilizzo di cassette nido uno dei loro cardini. In svariati casi, questi manufatti sono utilizzati per campagne di sensibilizzazione e per lavori di divulgazione. Personalmente, non sono un fanatico di queste strutture, fatta eccezione per alcune situazioni sopra citate, leggi conservazione e indagini scientifiche. Preferisco favorire la fauna attraverso interventi di miglioramento complessivo sull’ambiente. E poi: queste attività risentono della sindrome del già visto, proposte come sono in tanti e disparati, e a volte insospettati, contesti. Ci vuole dell’altro.

La richiesta di Raffaella “ellaraffa” e Paola “miss.paola” di far costruire qualcosa agli alunni delle quinte di Agrate coinvolti nel Progetto Vasca Volano faceva in effetti riferimento a mangiatoie e altro per pennuti. Idea centrale non sono tanto gli oggetti, i manufatti in sé, ma la possibilità per gli alunni di essere coinvolti in qualcosa di operativo. L’ambito didattico segue spesso percorsi indipendenti da contesti direttamente pratici, come è giusto che sia. Nella fattispecie, interessa fino ad un certo punto che le cassette nido siano davvero intervento prioritario o, comunque, da sottoporre ad adeguata discussione. Appurato che, va da sé, la cosa non è fonte di danni, si mettono i fanciulli al lavoro. Insomma: alle docenti importa che vengano interessate sfere manuali e progettuali, oltre ad altri ambiti.
La riunione di programmazione per le giornate del presente anno scolastico mi vede immediatamente promotore di interventi non già rivolti alla fauna maggiore ma agli animali piccoli, al mondo degli insetti e, più in generale, degli invertebrati. Nel sentire comune, è il mondo dei sobborghi e delle periferie dell’impero, anche se, quantitativamente, stiamo parlando di gruppi che compongono la fetta principale della biodiversità planetaria. Nidi e strutture artificiali siano dunque, ma per il mondo del piccolo.
Le ricadute a livello pratico e, disemm, gestionale non mancano. Facciamo qualche riflessione. Supponiamo di mettere in posa invece cassette nido per uccelli. A meno di non scegliere forme e dimensioni particolari, le specie che sarebbero interessate sarebbero bene o male le solite: cince e affini. Roba di non grande interesse conservazionistico, insomma. E poi: favorire un incremento dei volatili potrebbe magari andare a discapito degli insetti. Ragionamenti a spanne, intendemas, ma van fatti.
Andiamo al sodo. Decidiamo di dedicare la prima parte del lavoro sulla Volano di quest’anno alla realizzazione di strutture che siano di aiuto alla piccola fauna. Gli alunni van coinvolti sin dall’inizio. E il primo incontro a scuola ha per argomento la preparazione all’uscita, con discussione e preparazione di progetti. Quella che segue è una relazione per punti.

Le specie
È importante cercare di immedesimarsi nelle specie che ci interessano. Chiediamoci come vivono, dove vivono, di cosa necessitano per costruire i loro nidi. E via andare.
Gli alunni delle tre classi coinvolte – 5° B, C e D della Primaria di Agrate – conoscono bene gli animali piccoli. Li abbiamo trattati in più occasioni, anche attraverso osservazioni di campo.
- Lumache e dintorni. I gasteropodi (chiocciole e limacce) vivono sul terreno, han bisogno di umidità e di stare al buio. Anche altre specie non amano la luce: vermi e affini, millepiedi, coleotteri, scolopendre. Come aiutarli? La risposta arriva facile facile, come vedremo poi.
- Ragni. Non possiamo certo costruire delle ragnatele. Nossignori: dobbiamo creare spazi adatti al loro tessere e tessere. (vedi più sotto).
- Mosche. Molto opportunamente alcuni affermano che non è necessario costruire strutture. Dobbiamo fornire a questi animali risorse per nutrirsi e nutrire le loro larve. Già, la soluzione è semplice: portiamo alla Volano carne scaduta o animali morti. Idea impraticabile: il rischio è una denuncia per mancato rispetto di norme igieniche. “…potremmo ammazzare qualche animale sul posto…..”, suggerisce qualche alunno in vena di umorismo nero. Non se ne fa niente: lasceremo alla natura il proprio lavoro.
- Api e vespe. Il tema offre l’occasione per un breve inciso. Dobbiamo usare il vocabolario in maniera appropriata. Non dobbiamo parlare di alveare per le strutture che mettiamo a disposizione di questi animali; il termine indica la colonia da loro realizzata. Nostro campito sarà fornire spazi e manufatti utili per posizionare le celette.

Una casa per le vespe
In più occasioni abbiamo trovato, nel corso delle nostre avventure, nidi di vespe cartonaie. Il tema che affrontiamo in questa occasione è rappresentato dalle vespe solitarie. Queste specie non vivono in colonie: ognuna per sé, vien da dire. Per deporre le uova utilizzano fori di dimensioni adeguate. Progettare nidi artificiali non è difficile. Ci vengono in aiuto siti internet tedeschi, vere e proprie miniere di idee. Le varie classi studiano diverse modalità:
- Blocchetti di legno. Occorre legno sufficientemente compatto. Nei blocchetti vengono praticati, su un lato, dei fori. I diametri dei buchi variano: 2, 3, 4, 6, 8 fino a 10 mm; le vespe non sono tutte uguali, ovviamente. La struttura deve essere quella di un condominio: tanti buchi per ogni tipologia. Occorre dimensionare adeguatamente anche la profondità dei fori; basta seguire una semplice regola: moltiplicare per 10 il diametro.
- Tubi. Questa modalità di costruzione è meno difficoltosa. Si prendono dei tubicini del diametro adeguato. Possono andare bene: pezzi di bambù, cannucce, tubi in metallo…. Il tutto va raccolto in una scatola aperta su un lato, nella quale inserire il mazzo di tubicini. È importante: le vespe, e le loro uova e larve, devono essere al riparo. Per le dimensioni dei tubi bisogna regolarsi come sopra.
- Tappi. Raffaella “ellaraffa” suggerisce una soluzione interessante. Attaccare insieme tappi di sughero, lasciando degli spazi in mezzo: le nostre vespe potranno usare questi vuoti. Per le dimensioni dei tubi bisogna regolarsi come sopra.
I blocchetti di legno, e di conseguenza le scatole che contengano i fasci di tubi o di tappi, devono avere dimensioni adatte: 20-25 cm di altezza, 15 cm di larghezza, 10 cm di profondità.
Per posizionare i nostri nidi artificiali dovremo usare degli accorgimenti. Non possiamo piazzarli al suolo: umidità, agenti atmosferici e altro potrebbero danneggiarli. Dobbiamo collocarli almeno ad altezza d’uomo. Le uova e le larve all’interno avranno bisogno di calore: vanno quindi orientati in modo appropriato rispetto ai punti cardinali.


Un aiuto per i ragni
Vari sistemi:
- costruire strutture ad angolo diedro;
- utilizzare paletti, rami, bastoni, creando così strutture simili alle siepi;
- costruire intelaiature.

Le cataste
Ottimi rifugi per tante specie: ragni, forbicine, lumache, vermi, onischi…. Diventa complesso procurarsi grandi pezzi di legno, tronchi…ecc…. Si può rimediare, magari recuperando ramoscelli sul campo. Creeremmo piccole ma non meno produttive cataste.


Un nido per i bombi
Si tratta di strutture affascinanti. Basta una scatola di dimensioni adatte: 22 (altezza) x 41 x 36. Su una faccia si pratica un foro – la scatola va tenuta chiusa –, dal quale si fa partire un tubo. Diametro del foro: pochi mm. Dentro la scatola va messo del materiale utile: muschio, segatura, erba secca….

Caverne artificiali
Esistono animali che amano questi ambienti, come luoghi temporanei o permanenti. Un esempio: le tipule, ovvero le zanzare giganti che a molti incutono timori ingiustificati. Non succhiano il sangue, si nutrono di succhi vegetali. Per creare delle caverne artificiali possiamo utilizzare cumuli di sassi o accatastare dei legni. Possiamo anche recuperare porzioni di vecchi tubi: devono però avere diametro dell’ordine di qualche decina di cm.

Lontani dalla luce
Realizzare habitat utili agli animali del buio (lumache, coleotteri, onischi….) non è difficile. Sono sufficienti assi di legno o sassi a forma piatta.

I ricci
Costruire ricoveri per questi animali non è difficile. Basta un vaso di dimensioni adeguate: deve avere diametro di 45 cm almeno. Il contenitore va svuotato e rovesciato. Va creata un’apertura sufficientemente ampia: 11 per 12 cm.

Materiale occorrente
Riassumendo:
- scatole di legno, quelle dei vini vanno bene
- pezzi di bambù
- tubi e cannucce di vari diametri: 2, 3, 4, 6, 8, 10 mm
- assi di legno
- materiali per legare: colle, resine, corde….
- blocchetti di legno
- pezzi di tubi dal diametro di vari cm
- pietre e affini, meglio se piatte
- rami, bastoni….
- ramoscelli per creare una catasta
- muschio, paglia, segatura….
- vasi in plastica (diametro di almeno 45 cm)
NB
Il materiale è in gran parte in tedesco. Nel caso, lo scrivente può fornire rapida e succinta traduzione.
Matteo Barattieri

domenica 28 novembre 2010

28 novembre 2010 - Sometimes, un novembre d'acqua

FOTO: Gaetano Nava

La pioggia, la neve di un novembre d’acqua. Pioggia, neve, nubi: maledizione per noi popolo del binocolo e delle ottiche. Mica piacevole andare sul campo con queste condizioni. Il materiale rischia di danneggiarsi. “Sia chiaro: quando piove non si rileva…ti si bagna la carta, ti si bagna il quaderno”, così I., ai tempi aspirante ricercatrice in quel della Facoltà di Petrografia a Milano, e preziosa guida durante una campagna estiva. Pioggia è però anche infinita ispiratrice di poesia e di note musicali.
E ripeschi nella memoria suoni sedimentati e sepolti nel tempo.
“Sometimes”, grande brano dei James, qui alle prese con l’acqua, anzi immersi, ugole e chitarre.
http://www.youtube.com/watch?v=ejU5YAHN3vQ

There's a storm outside,and the gap between crack and thunder
Crack and thunder,is closing in, is closing in

Piove, e il livello del bacino va parecchi ghelli sopra la balaustra delle bocche di scarico.

“”””””””””””””””
Invece di notevole è il livello dell'acqua..Griglie a mollo e piante ormai inglobate nel bacino..Credo che il livello stavolta vada abbassato almeno di un metro e mezzo..E domani probabilmente piove ancora..
“”””””””””””””””””
Così Gaetano “Gaenava” Nava il 6 novembre 2010.
La foto che vedete sopra è di qualche giorno prima (1 novembre 2010), ma la sostanza cambia poco.
Qualche misura viene presa: le pompe vengono azionate. Ricordiamolo: la Volano è in primo luogo impianto di sicurezza per prevenire disastri in caso di piogge torrenziali.

The rain floods gutters, and makes a great sound on the concrete
On a flat roof,there's a boy leaning against the wall of rain

Tempo da acquatici. Il 12 e 13 novembre 2010 mentre squadre di appassionati eseguono conteggi di anatre e affini tra Adda, Lario e Laghi Briantei – anche il sottoscritto è della partita –, Gaenava presidia la Volano.
Anche qui si vedono pennuti da ambienti umidi.

Folaghe estemporaneamente sull’erba, nella foto di Gaenava del 13 novembre 2010.

Uno svasso maggiore, foto del 27 novembre 2010.


Un gabbiano comune, sempre il 13 novembre 2010.


Aerial held high,calling
come on thunder, come on thunder
Il cormorano della foto del solito Gaenava (13 novembre 2010) probabilmente non chiama la pioggia, ma l’immagine è suggestiva; leggerezza e plasticità del volo: un bravo al nostro inviato speciale.

Le quantità di acquatici alla Volano sono ovviamente limitate, le presenze in realtà brevi puntate. Ma il tutto fa molto inverno, e fa da prologo al censimento ufficiale di metà gennaio, il censimento IWC (Interntional Waterbird Census, censimento internazionale uccelli acquatici) tant par intendass.

It's a monsoon, and the rain lifts lids off cars
Spinning buses like toys, stripping them to chrome
E l’atmosfera iemale contagia anche il Gaenava, che scrive il 27 novembre 2010:
“””Una soddisfazione oggi pomeriggio vedere che lo Svasso maggiore c'era ancora...Secondo giorno di permanenza consecutivo..Chissa mai che sverni da noi..””””
Gli svassi maggiori sono tra le specie più importanti per i conteggi invernali IWC. Perché i pescatori ritengono esercitino una forte pressione sulle popolazioni di pesce, con danni per la loro attività. E ogni anno sono richieste di abbattimenti per contenere il numero di questi volatili. La Volano non può esprimere che numeri bassi, ovviamente, ma queste presenze van comunque segnalate.

Umidità chiama funghi. In altra parte del blog è apparso già qualcosa. Lancio un appello ai nostri fungiatt. Nelle ultime settimane sono state scattate un po’ di foto a carattere micologico. Luigi D., vogliamo a breve un tuo articolo.
Di più. Sono stati raccolti fin qui dei dati sui funghi. Luigi e Luigi, all’opera: preparateci un primo elenco. A dire il vero potrei provvedere in parte anche io, che fungiatt non sono, semplicemente prendendo in mano articoli e foto tra le pagine di questo blog. Vedaremm.
Alcuni funghi minacciano le nostre recenti piantumazioni. È la natura, carogna, democraticamente carogna. Questa immagine è del 6 novembre 2010, di Gaenava. A quale gruppo appartengono questi funghi? È il caso di intervenire per permettere alla pianta uno sviluppo normale? La mia esperienza, derivante da anni di contatto coi forestali, mi fa dire che forse ormai per malcapitato alberello la situazione è irrimediabilmente compromessa. Quando si vede uscire il corpo fruttifero, mi hanno insegnato, siamo agli ultimi stadi: ormai il fungo ha permeato con il proprio micelio buona parte della pianta.


Gaenava immortala anche una massa informe sui loeuff (pannocchie per i non-autoctoni) il 27 novembre 2010. Probabilmente un fungo? La domanda agli esperti.

E intanto piove…



Un grazie a Matteo Pironi, compare di tante avventure in Valle Aurina (Sudtirolo) per avermi fatto recuperare qualche tempo fa dalla memoria il brano "Sometimes".
Matteo Barattieri

sabato 20 novembre 2010

20 novembre 2010 Qualche pulitura al blog

Non credo che ve ne siate accorti. Qualche giorno fa ho operato delle correzioni a testi di passati articoli. L'operazione ricorda molto sistemi in voga nelle dittature, vedi Russia stalinista, dove le foto venivano via via modificate togliendo personaggi non più graditi.

Non pensiate male. Mi sono limitato a percorrere tutto il blog e correggere la numerazione progressiva delle specie di uccelli. Ricordo che l'ordine si basa sulla prima apparizione.

Adesso dovrebbe essere tutto in ordine. Un poco di pedanteria non guasta.

come siamo....come eravamo......

lunedì 15 novembre 2010

L'autunno è arrivato...

Anticamente si pensava che la quantità dei funghi dipendesse dall'umore degli dei.
Oggi cambia poco,
si scrutano le immagini dei satelliti meteorologici,ma la conclusione è sempre quella:
quando giunge l'autunno tornano i preziosi frutti: chiodino,porcino,pluteo,prataiolo ecc..
Tempo di funghi,ma anche di colori suggestivi,come se la natura conscia del malinconico distacco dalla bella stagione compensa col dono delle ultime bacche,funghi e una tavolozza di colori difficile da descrivere.















Pyrus calleyana e Phitolacca foto Gaetano Nava


Rosa canina foto Luigi D'Amato

Ma non lasciamoci distrarre dalle sovrapposizioni di giallo,porpora,bruno,rosso degli alberi e arbusti.Cerchiamo invece nel tappeto delle foglie già cadute al suolo la lucentezza di una flammulina o il bianco di un prataiolo,oppure sull'orlo di un vecchio ceppo il piu' noto"orecchione"


















Flammulina velutipes,agaricus campestris s.l. e pleurotus ostreatus

Foto gruppo Micologico Agrate B. e Luigi D'Amato

Certo districarsi in un mondo vario e complesso,dove le certezze spesso vengono incrinate contro il sipario delle tradizioni e superstizioni non è semplice.

Ecco perchè parlando di funghi è indispensabile documentarsi al massimo,cercare di conoscere caratteristiche e fenomeni legati a queste straordinarie creature,cosi' strane e misteriose da aver meritato nel contesto della biologia addirittura un mondo a parte.

Un regno che sta nel mezzo tra quello animale e quello vegetale.

In tema di "travestimenti" che si rifanno al mondo animale una dimostrazione realistica e.....imbarazzante è rappresentata dal Mutinus caninus.

Alto una decima di centimetri,fragilissimo e dai colori intensi e brillanti.

Mutinus elegans foto Gaetano Nava

Ovviamente immangiabile,emana un odore assai sgradevole,lo si puo' trovare da luglio a novembre su legno in decomposizione o su foglie morte.

Perche' la natura si sia cimentata in questa impudica imitazione dell'organo riproduttivo del cane una ragione ci sara'.

Oppure si tratta di un fatto casuale???

Il dubbio rimane....