domenica 2 gennaio 2011

Funghi


...piccolo promemoria dei "miceti" (non sono piccoli gattini) raccolti e determinati alla Volano.

sabato 25 dicembre 2010

25 dicembre 2010 - Cartoline invernali

Dopo tanti lunghi testi, contrari al galateo dei blog - però se nessuno si è lamentato.... -, qualche immagine.

Pettirosso (foto di Dario Porta, 18 dicembre 2010).
Femmina di fringuello (foto di Dario Porta, 18 dicembre 2010).

Cardellino (foto di Dario Porta, 18 dicembre 2010).

E per chiudere un'immagine di Claudio Crespi. Una omaggio al bravo Claudio e un invito a farsi vivo dalle nostre parti, e a darci il suo sicuramente valido e apprezzato contributo. Oltre alla carica di dinamismo e travolgente simpatia.

venerdì 24 dicembre 2010

Vita grama..

Neve, gelo, ghiaccio..
Brutto periodo per gli abitanti della Vasca.
La ricerca del cibo diventa frenetica, la sopportazione del freddo è incredibile.
Sotto una breve carrellata di foto. Credo che rendano meglio l'idea piu' di tante parole per descrivere questo momento un po' difficile per i nostri amici della Volano.

Ghiaccio sulla Vasca (19 dic 2010).













Frutti di rosa canina (18 dic 2010) e orme sulla neve (19 dic 2010).














Codibugnolo (18 dicembre 2010) e gheppio (18 dicembre 2010).














Migliarino di palude (dicembre 2010) e peppola (6 dicembre 2010).














Saltimpalo (6 dicembre 2010) e migliarino di palude (dicembre 2010).
Tracce di volpe (18 dicembre 2010).

24 dicembre 2010 – Mangiatoie, nidi, esperimenti, e lo spirito della Volano

La mia militanza nel settore ambiente e affini data ormai qualche lustro. Ho partecipato e partecipo a diversi gruppi, dei quali in alcuni casi sono stato addirittura cofondatore. Ho dato vita a diverse campagne, cosa che faccio tuttora. Spesso, ahimè, nei gruppi ambientalisti tanta energia e tanta passione risultano poco supportati da conoscenze tecniche e da corrette impostazioni.
Il gruppo Volano fa (quasi) nobile, e classica, eccezione. Una compagine in cui le discussioni vertono su temi quali l’identificazione di un fungo, o la definizione dello status di una specie. O ancora: “…quelle piante lì sarebbero da eliminare…”, alla faccia di tanti, troppi integralismi dannosi e impaludanti. Per naturalisti incalliti, qualcosa di prossimo al paradiso. C’è persino un architetto che, a differenza di molti della sua categoria – potrei fare nomi e cognomi, ma non sarebbe carino – non parla da un piedistallo, con sicumera e presunzione, ma è pronto a confrontarsi. Del resto, il Luiss Villa, è naturalista di rango.
Le discussioni vissute con la correttezza e l’educazione richiesti da temi prettamente tecnici.

Mangiatoie e nidi artificiali: un argomento molto dibattuto di recente.

Parte il Claudio Crespi, proponendosi come costruttore di mangiatoie e nidi artificiali. Il bravo Claudio, artista del legno e non solo, riprendeva un messaggio di GaeNava, che lanciava l’idea di arricchire il paesaggio della Volano con questi manufatti, stimolato dalle condizioni difficili di questa stagione.
Personalmente non amo molto il fiorire di mangiatoie e nidi artificiali. Preferisco che si intervenga sul territorio, attraverso la messa a dimora di piante o la progettazione di interventi che modifichino in modo appropriato il paesaggio. Questa, idealmente, la mia posizione. Ma non posso non concordare con GaeNava o Luigi D, molto più possibilisti.
Sentiamo cosa dice GaeNava:
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Pero' mi viene da dire che la vasca non mi sembra un'ambiente cosi' secolarizzato da offrire rifugi e opportunita' di nidificazioni a talune specie.
Per esperienza diretta osservando la manutenzione del verde,sia privato che pubblico,ho molti dubbi sulle opportunita' di talune specie di trovare un'ambiente idoneo alla nificazione..E' la stessa cosa per cui si cerca di riportare nell'ambiente coltivato un po' di variabilita' rispetto alle monocultureper conservare talune specie(averle??).Magari un domani le cose possono cambiare,la vedo lunga pero',un'aiutino intanto credo non guasti..
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Buona la sintesi di Luigi Villa, riportata qui sotto:
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La posizione di Matteo (duri e puri) potrebbe, a mio avviso, essere adottata in un'oasi di più ampio respiro, di almeno qualche centinaio di ettari. Il nostro "buco" è troppo esiguo e scarno in rapporto alle disponibilità alimentari per l'avifauna, e non solo.
…….il mio progetto di "naturalizzazione della Vasca Volano" funziona solo sulla carta o come espressione di aiuto ad un ecosistema fragile; sono ben conscio, come penso molti altri, che si sia intervenuti su aspetti formali (rimodellaziobne delle sponde) e sull'incremento della vegetazione con lo scopo di preservare e poi di incrementare il grado di biodiversità, in senso lato, della VasVol; da qui a dire che l'ecosistema è stabile ed autosufficiente ce ne passa.
…….dobbiamo aspettare almeno qualche anno perchè il progetto, pur nella sua fragilità, possa esprimere tutta la sua potenzialità.
Nel frattempo tutti gli accorgimenti conosciuti e ritenuti validi per "aiutare" l'ambiente sono, secondo me, da attuare. Pertanto ben vengano le mangiatoie!
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I miei dubbi vanno oltre. Per prima cosa, vorrei che si discutesse bene il tutto. Del resto, la mia idea di dotare l’area di strutture per gli insetti va esattamente in questa direzione. Aiutare gli insetti e gli altri animali piccoli, spesso dimenticati, ma non meno importanti e affascinanti. Certo, al momento il progetto ha soprattutto valenza educativa e didattica. Ma credo che la Volano possa diventare un interessante laboratorio nell’ambito. E qui chiedo l’aiuto di Claudio (per la parte ingegneristica) e della prof. Laura Farina (per l’ambito entomologico). Penso potremmo fare un buon lavoro, da mettere poi a disposizione della comunità. Poniamoci in quest’ottica: sperimentare soluzioni di aiuto agli invertebrati, per poi comunicare i risultati ottenuti. Prof., mettiti in azione.

Per gli uccelli, vorrei fare qualche riflessione in più. A mio avviso, bisognerebbe selezionare bene le specie. aggiungere qualche cincia in più – questo gruppo è classico utilizzatore di nidi artificiali – non credo arricchirebbe davvero il sito. Due sono le specie di maggior importanza. Tra queste, il saltimpalo. Come realizza il nido il saltimpalo? Il volume 5 dell’Ornitologia Italiana (Brichetti e Fracasso, ed. Perdisa) recita:
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(nido) posizionato in una depressione del terreno, spesso su un pendio……e di solito con copertura erbacea…”
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Cosa ipotizzare per favorire la specie? Creare qualche fossetta qua e là, ad esempio alla montagnetta? Potremmo studiare il problema.

Altro uccello significativo è l’averla piccola. In questo caso, i nidi artificiali servirebbero a poco, anzi a niente: l’animale usa siepi e cespugli. E allora butto lì. Perché non usare la recinzione come anima e intelaiatura interna per creare cespugli o sistemi di cespugli artificiali. Utilizzando rami e simili, potremmo provarci. Inconveniente: come creare l’effetto fogliame? Mica semplice: potremmo simulare le foglie, usando anche in questo caso del legno. Mah…. Idee balzane? Forse…
Ragioniamoci.

Il tutto ovviamente aspettando che il buco di posto consolidi la sua fisionomia; nella fattispecie, aspettando che siepi, alberi, arbusti e compagnia cantante si sviluppino come si deve.
Matteo Barattieri

24 dicembre 2010 - Il saltimpalo d’oro 2010

Dicembre. Tempo di nomine, di scelta dei vari personaggi dell’anno, dagli ambiti della politica internazionale al biliardo del Bar Sport. Non è da meno la Volano. Il nostro premio è il Saltimpalo d’Oro, in onore di una delle specie più rappresentative per la Vasca. Qualcuno aveva avanzato la candidatura di GaeNava: semplicemente superfluo elencare le motivazioni.

Come presidente e unico membro della giuria, e in democristiana applicazione del Manuale Cencelli, assegno il premio a Luigi D’Amato. Gaetano Nava meriterebbe, va da sé, ma si era già aggiudicato il titolo lo scorso anno. Luigi D. riceve l’ambito – si dice così – riconoscimento per il suo grande, e spesso poco sbandierato, lavoro sul campo. Non di rado fatto di umili operazioni, e di un insostituibile metterci le mani.
Un grazie a Luigi.

Albo d’oro del premio:
2008 Margherita Brambilla
2009 Gaetano Nava
2010 Luigi D’Amato

Matteo Barattieri

24 dicembre 2010 - Ufelee fa’ ul to mestee ovvero “Anticipare i tempi”

Fungiatt anzi micologo, ovvero micologo anzi fungiatt. E poi: microscopista, e anche botanico. Sarebbe il caso che ogni tanto il nostro architetto si ricordasse di quella che dovrebbe essere la sua occupazione nel quotidiano. E se ne ricorda, il Luiss Villa, cappello stile western a riparare la crapa.

Ma lasciamo al nostro la parola, che il 15 dicembre 2010 invia al gruppo un messaggio di posta elettronica intitolato, appunto, “Anticipare i tempi”:

“Dovendo documentare, per la Provincia,".. il conseguimento degli obiettivi prefissati... con le immagini riproducibili più significative.." ho riesumato la mia attrezzatura di disegno (pastello, acrilico, acquarello) intervenendo sull'immagine dall'elicottero con lo scopo di rappresentare la Vasca Volano come potrebbe apparire (fra un anno o due almeno) sempre dall'elicottero.”

Alla faccia dei vari programmi informatici ormai patrimonio consolidato, niente di meglio di un sano ricorso ad abilità manuali.

Andiamo con ordine, ma sa diss.
Questa è l’immagine di partenza, ripresa dall’elicottero. Un piacere per gli occhi, per noi appassionati non già di Volano, ma di cartografia e di territorio, del nostro territorio. A parte la golosità che suscita il tutto – uhei, architett, fuori copie di tutto il tuo materiale etichettato Volano: il popolo ha fame –, qualche domanda va fatta. Quando è stata fatta la foto? Da che altezza? Chi erano i fortunati a veleggiare sopra la Vasca più bella del mondo? La parola a Luigi V.

Chi non conosce bene il sito ha tutto il diritto di sorprendersi. Cotanta biodiversità, immortalata dagli obbiettivi di GaeNava e compari esiste grazie in particolare agli sputacchi di vegetazione posti intorno alla Vasca. Pare incredibile, ma è così.

Pastelli e altre strumentazioni ci permettono di vedere in questa immagine una serie di dettagli.

L’immagine, nei desiderata dell’architetto, presenta l’aspetto della Volano dopo una prima fase di maturazione in seguito agli interventi. Tra un anno o giù di lì.
Come si nota, il perimetro della recinzione si è spostato verso l’esterno: le aree aggiunte sono di proprietà del Comune. È stato ridisegnato l’ingresso, e una stradina, utile per i visitatori e gli escursionisti, corre lungo parte del perimetro esterno. Si notano bene le risagomature delle sponde, lavoro che garantisce nuove potenzialità alla Vasca. Il blog ne ha trattato a lungo.
Lunga vita alla vecchia Volano. E un grazie al Luiss Villa, per questo piacevole regalo. Che probabilmente non rimarrà isolato; il nostro promette infatti:

“Quando trovo un po’ di tempo metto in rete anche le altre 10 pagine di foto che completano la relazione finale.”

Alla prossima

Matteo Barattieri

domenica 12 dicembre 2010

12 Dicembre 2010 - In trasferta

In trasferta: espressione che rimanda a contesti calcistici. Nella fattispecie, l’uscita lontano dalle mura amiche, per usare topos sempre di ambito pedatorio, è alquanto sui generis. Impegnato nel censimento svernanti italiani, lanciato dalla piattaforma ORNITHO, ho battuto, l’11 e 12 dicembre 2010, anche settori poco distanti dalla Volano. Nessun tradimento, anzi, un’utile raccolta dati, tutto sommato. Responsabile della scelta dei settori non è il sottoscritto, ma la stessa banda di ORNITHO, che per ogni particella da 10x10 km ha selezionato 4 celle da 1x1 km. Le celle sono collocate in modo da esser tra loro sufficientemente distanti. Altri dettagli qui:

Sabato 11 dicembre, mentre l’inossidabile GaeNava è alla Volano, ispeziono l’area tra Concorezzo e Agrate intorno a Cascina Rancate. La giornata limpida parrebbe alle masse indicata per altri lidi, più esotici ed eleganti. Ma tant’è: il sempiterno “chi si contenta…” non sarebbe poi tanto da chiamare in causa. O, meglio, può essere utile integrazione a questioni più pratiche, leggi esigenze di raccolta dati: il censimento dura solo fino a fine gennaio. Il tutto sommato a questioni, disemm, anagrafiche: con l’età è diffuso costume il ripiegarsi sull’immediatamente circostante.

Non comincia nemmeno male. Uno sparviere volteggia sopra Cascina Rancate, inseguito da un paio di cornacchie. La specie – il rapace, intendo – meriterebbe attenzioni non superficiali: il suo progressivo inurbamento è di non poco significato. Un simpatico gruppetto di mattuge completa il quadro nei primi metri di percorso.

Due cormorani passano in volo lontani. Chissà se hanno ispezionato la Volano.

Il paesaggio non permette molto di più, tra capannoni e altre strutture industriali. Supero il Villoresi: dopo la desolazione di rifiuti a bruttare il Canale, qualche accampamento di zingari. Un paio di cani ringhianti mi invitano ad accelerare il passo, non senza individuare un picchio rosso maggiore negli sputacchi alberati.
In totale fanno 15 specie. Chiamo il buon GaeNava. Non è che a lui sia andata poi meglio: il suo taccuino si è fermato a 17. “….poca roba….”, o giù di lì è il suo commento.

Il 12 dicembre una delle celle prescelte mi porta proprio a lambire la Volano. Sono tra Carugate e Pessano. È il settore agricolo tra i due comuni, a sud di Cascina Seregna. Ornitologicamente, un deserto: neanche 10 specie. Ne possono nascere ulteriori riflessioni sul ruolo che può rivestire la nostra Volano, quale importante risorsa per il paesaggio. D’altra parte, però, il rischio che si riduca a isola con scarsi collegamenti con quanto è esterno. Spunti su cui meditare. Il paesaggio presenta però frammenti della campagna che fu. Filari di salici capitozzati a dar vimini. Filari a platani, pro parte capitozzati a loro volta: roba, i platani, che piacerebbe al Lüiss Villa. Il reticolo di rogge e derivazioni, ponticelli e urcioeuj: roba da brividi per il sottoscritto, che ha tra i punti deboli reti e manufatti legate alle acque, tratto che rende la spianata padana unica sul globo. La tentazione di seguire gli argini, creare una mappa mentale delle opere idrauliche o camminare nel letto dei canali viene allontanata a fatica. Un airone cenerino in lontananza richiama in qualche maniera all’ordine.

Qua e là spazzatura, qualche rudere, un capannone abbandonato: fascino da urbex, tra l’Alexandre Surin de “Le Meteore” di Tournier e le pagine di qualche autore di futuri post-atomici.

Per completare, visitati oggi anche il Parco di Monza e l’urbanizzato ammorbante tra Cologno e Vimodrone. Ma queste sono altre storie.

alla prossima

Matteo Barattieri